Allevamento amatoriale, professionale o “casalingo”: facciamo chiarezza

Pubblicato il 7 novembre 2026 alle ore 19:40

La realtà di un piccolo allevamento amatoriale

Quando si parla di allevamento di gatti di razza, spesso si tende a fare confusione tra le diverse realtà. In particolare, mi capita di notare che il termine allevamento amatoriale venga talvolta associato all'idea di qualcosa di improvvisato, poco organizzato o meno serio rispetto a un allevamento professionale.

Ma è davvero così? Assolutamente no.

Prima di parlare di prezzi, bisogna capire cosa significa allevare

Ci capita spesso di sentire commenti come: «Ma quanto guadagnate con i gatti!» oppure «Con quei prezzi, dev'essere un'attività molto redditizia».

È comprensibile se si guarda soltanto al prezzo di vendita di un cucciolo, ma è molto lontana dalla realtà di un piccolo allevamento amatoriale gestito seriamente.

Come prima cosa bisogna distinguere realtà molto diverse tra loro, che troppo spesso vengono messe nello stesso calderone.

Non tutti gli allevamenti sono la stessa cosa

Il piccolo allevamento amatoriale

È il modello di cui vogliamo parlare in questo articolo. Per noi è una realtà familiare, con un numero contenuto di riproduttori, un'attività organizzata nel rispetto delle disposizioni territoriali regionali e una gestione attenta alla salute e al benessere degli animali.

Non abbiamo interesse ad aumentare continuamente il numero dei gatti o delle cucciolate: abbiamo altri lavori, altri impegni e una vita professionale che rappresenta la nostra principale fonte di sostentamento. L'allevamento è una passione alla quale dedichiamo tempo, energie e risorse economiche. Non è l'attività dalla quale dipende il nostro sostentamento e non abbiamo cuccioli disponibili tutto l'anno.

Un allevamento amatoriale serio non significa fare cucciolate occasionalmente senza preoccuparsi di tutto ciò che comportano. Significa gestire una realtà contenuta, ma con responsabilità, organizzazione e attenzione.

Non abbiamo alcun interesse a cercare scorciatoie, aumentare il numero degli animali o produrre più cuccioli di quelli che possiamo seguire adeguatamente.

Per noi tre femmine per nucleo abitativo rappresentano già un impegno importante.

Un allevatore amatoriale serio può investire moltissimo nella selezione dei propri riproduttori, nella formazione personale e nella salute dei gatti. Può effettuare test genetici sui genitori, controlli cardiologici come l'ecocardiogramma, scegliere accuratamente gli accoppiamenti e seguire ogni cucciolata con grande attenzione.

I gattini vengono identificati con microchip, accompagnati dalla documentazione prevista, dal pedigree, da un contratto di cessione e vengono ceduti dopo aver completato il percorso di crescita e socializzazione previsto, non prima dei tre mesi di vita. Anche gli adempimenti amministrativi e sanitari possono essere rispettati secondo le disposizioni applicabili.

Insomma, la parola amatoriale non significa affatto assenza di competenze, controlli o responsabilità. Un allevamento amatoriale può avere standard molto elevati e un approccio serio alla selezione della razza.

Le cucciolate "casalinghe" non tracciate

Poi ci sono le persone che fanno nascere cucciolate in casa e cedono i piccoli senza un percorso documentale e di tracciabilità adeguato.

Il fatto che i gattini nascano in un ambiente domestico non rende un'attività un allevamento amatoriale regolare. La dimensione familiare, da sola, non è una garanzia di serietà. La differenza sta nella gestione: identificazione degli animali, documentazione, adempimenti previsti, trasparenza nella cessione, attenzione sanitaria e responsabilità nei confronti dei cuccioli.

Un gatto senza una documentazione genealogica non è per forza un gatto malato o maltrattato, ma chi acquista deve poter conoscere chiaramente la sua provenienza e ricevere le garanzie e i documenti previsti.

Un cucciolo non dovrebbe diventare invisibile dal punto di vista della tracciabilità soltanto perché è nato in una casa privata.

Un vero percorso di allevamento richiede conoscenze, selezione, programmazione degli accoppiamenti, controlli sanitari, attenzione alla socializzazione e responsabilità anche nei confronti delle famiglie che accoglieranno i cuccioli.

Inoltre, quando si acquistano animali da compagnia con un contratto che prevede la sterilizzazione e si decide comunque di farli riprodurre, si viene meno agli impegni contrattuali assunti con l'allevatore.

 

Gli allevamenti professionali

Esistono poi allevamenti professionali, con Partita IVA, strutture e organizzazioni più ampie e un numero maggiore di riproduttori e cuccioli disponibili tutto l'anno.

Sono realtà che possono avere costi, obblighi e modelli gestionali diversi. Anzi, se una persona dedica la maggior parte del proprio tempo all'allevamento e ne fa la propria professione, è giusto che questa attività sia economicamente sostenibile.

Per chi sceglie questa strada, l'allevamento può rappresentare il lavoro principale e una vera e propria fonte di sostentamento. Di conseguenza, l'organizzazione, la struttura, il tempo dedicato e la gestione economica devono essere impostati in modo da sostenere l'attività.

Non significa che un allevamento professionale sia automaticamente più serio o più qualificato di uno amatoriale. La professionalità, la preparazione e l'attenzione al benessere animale non dipendono dalla dimensione dell'allevamento o dalla presenza di una partita IVA.

Sono due modelli organizzativi differenti, che possono entrambi essere gestiti con serietà e competenza.

Il confine tra amatoriale e pseudo-amatoriale

A volte però si incontra chi si presenta come allevatore amatoriale, ma .. non lo è.

Ci riferiamo a situazioni nelle quali si mantengono numeri elevati di riproduttori, si producono numerose cucciolate e si continua a presentare l'attività come amatoriale soltanto per comodità. Ancora più preoccupanti sono le cucciolate che non vengono documentate, nelle quali mancano tracciabilità e documentazione genealogica.

Il pedigree non è un semplice foglio decorativo: permette di ricostruire la discendenza del soggetto e di verificare la sua appartenenza alla razza secondo le regole del relativo registro.

Il microchip, invece, ha una funzione diversa: identifica individualmente il gatto e permette di collegarlo ai dati registrati.

Perché ho scelto di mantenere un piccolo allevamento amatoriale

A questo punto vorrei spiegare anche la mia scelta personale, perché spesso mi viene chiesto: «Ma non ti piacerebbe trasformare questa passione nel tuo lavoro a tempo pieno?».

La risposta è che conosco molto bene l'impegno che richiede un allevamento e, proprio per questo, ho scelto di mantenerlo su piccole dimensioni.

Nel mio caso ho un altro lavoro part-time e desidero continuare a conciliare le due attività. Non perché l'allevamento richieda poco tempo, ma esattamente per il motivo opposto: richiede moltissimo tempo, energie, presenza e responsabilità.

Ho tre gatte riproduttrici e, considerando gli spazi della mia abitazione, le esigenze dei singoli animali e il tempo che posso dedicare loro, questo è il numero massimo che posso gestire bene.

Vivo in un quadrilocale e credo che anche gli spazi abbiano un'importanza fondamentale: per garantire a ciascuna gatta tranquillità, attenzioni e una cura quotidiana di qualità.

C'è poi una questione di tempo. Seguire una cucciolata significa essere presenti, monitorare la crescita dei piccoli, occuparsi della madre, gestire la pulizia, l'alimentazione, la socializzazione e tutto ciò che può accadere durante quei mesi. A questo si aggiungono la gestione dei riproduttori anche quando non ci sono cuccioli, la formazione, la ricerca, i controlli veterinari e il rapporto con le future famiglie.

È un impegno che non si esaurisce nelle ore trascorse con i gatti. Occupa anche la mente, richiede organizzazione e comporta responsabilità continue.

Per questo motivo non desidero aumentare il numero dei miei animali né trasformare questa passione in un lavoro a tempo pieno. Preferisco mantenere una dimensione che mi permetta di conciliare il mio lavoro regolare con l'allevamento, senza dover sacrificare la qualità della gestione e il benessere dei miei gatti. Per questo anche il numero di cucciolate programmate durante l'anno è molto limitato.

Non considero questa scelta un limite, ma una decisione consapevole. Conoscere le proprie possibilità, riconoscere quanto tempo si può realmente dedicare agli animali e non andare oltre ciò che si è in grado di gestire fa parte, secondo me, della responsabilità di un allevatore.

Essere un piccolo allevamento non significa fare le cose in maniera "improvvisata". Significa scegliere di lavorare con numeri contenuti, senza rinunciare alla selezione, alla preparazione e alla qualità del proprio lavoro.

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